{"id":15327,"date":"2020-04-20T11:54:19","date_gmt":"2020-04-20T09:54:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=15327"},"modified":"2020-04-20T11:54:19","modified_gmt":"2020-04-20T09:54:19","slug":"munera-22020-maria-antonietta-crippa-speranze-e-timori-nelle-citta-del-mondo","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-22020-maria-antonietta-crippa-speranze-e-timori-nelle-citta-del-mondo\/","title":{"rendered":"Munera 2\/2020 &#8211; Maria Antonietta Crippa &gt;&gt; Speranze e timori nelle citt\u00e0 del mondo"},"content":{"rendered":"<p><i>O\u00f9 vivrons nous demain?<\/i> si chiedeva nel 1964 uno studioso di architettura, Michel Ragon (1924-2000), ponendo un interrogativo al quale cercava risposta nelle capacit\u00e0 progettuali a grande scala di architetti e urbanisti. Il suo demain \u00e8 il nostro presente, il grande tessuto di territori abitati e di paesaggi che percepiamo sempre pi\u00f9 in conflitto con l\u2019ecosistema Terra. In quegli anni sessanta molti, come Ragon, dichiararono fallito il progetto di modernit\u00e0 che aveva visto protagonisti, nella prima met\u00e0 del secolo XX, Frank L. Wright, Le Corbusier, Ludwig Mies van Der Rohe, Walter Gropius, per non citare che i maestri pi\u00f9 celebri, accusati di essere stati promotori di quartieri dormitori, di cementificazione indiscriminata, di volont\u00e0 demiurgica di cambiamento. L\u2019opposizione diede luogo alla produzione di nuove, pi\u00f9 imponenti e complesse utopie urbane e antiurbane, a sperimentazioni architettoniche di grande scala, a fughe nell\u2019immaginario irrealizzabile, alla crisi sofferta e tuttora irrisolta di una moderna disciplina, l\u2019urbanistica, sorta nell\u2019Ottocento per governare la crescita delle citt\u00e0. In questo clima, da allora ha preso consistenza un diffuso senso di impotenza sulla possibilit\u00e0 di trovare soluzioni rapide ed efficaci ai complessi problemi insediativi, sempre pi\u00f9 formalmente omologati in tutto il pianeta ma anche vissuti in termini culturali molto differenziati alle diverse latitudini.<\/p>\n<p>Oggi, si tende a scindere la formale rigenerazione estetica dei maestri del XX secolo dall\u2019orizzonte di crisi a scala planetaria dei progetti urbanistici e territoriali. Nel frattempo si \u00e8 costruito moltissimo in tutto il mondo dagli anni sessanta del secolo scorso ad oggi, anche con grande raffinatezza estetica e non minore sapienza tecnologica; ovunque si sono moltiplicati i luoghi di vita collettiva, tra quelli culturali sono numerosissimi i musei; si sono tracciate estese infrastrutture stradali a favore di un uso individuale delle automobili; sempre pi\u00f9 intenso si \u00e8 fatto il traffico aereo. Si sono persino edificate nuove citt\u00e0, soprattutto nei contesti asiatici. Viaggiare, per lavoro o per turismo, \u00e8 divenuto estremamente facile, condizione di un\u2019omologazione globale irresistibile, affasciante e disagevole al tempo stesso, stimolo al nomadismo in un mondo sempre pi\u00f9 piccolo e fittamente abitato. Il fenomeno pi\u00f9 imponente resta per\u00f2 l\u2019emergenza di gigantesche conurbazioni costellate da miriadi di grattacieli in varie parti del mondo.<\/p>\n<p>La comune sensibilit\u00e0 estetica \u00e8 stata profondamente scossa dalla tensione tra solido immaginario del passato, ancora inscritto nelle memorie collettive, e nuove figure architettoniche che mirano alla grande scala, comunque ancora prive del sedimento esistenziale che, solo abitandole, verr\u00e0 alla luce. L\u2019intero habitat planetario appare sull\u2019orlo di una lacerazione \u2013 dei suoi connotati storici, delle sue valenze antropologiche, della coesistenza con la biosfera planetaria \u2013 che ha infinitamente superato le previsioni di Ragon. Steiner lo ha drammaticamente chiamato un finis terrae, un affaccio collettivo, dal confine del mondo finito al quale apparteniamo, su un ignoto cos\u00ec fittamente oscuro da suscitare spavento. Non si tratta, in questo stato d\u2019animo, del solo emergere di un universale senso di fragilit\u00e0 umana, il cui risvolto permanente \u00e8 l\u2019arroganza del predominio dei processi economici planetari, ma anche dello smarrimento, nelle coscienze individuali, del senso dell\u2019uomo, essere unico e irripetibile in vitale correlazione con l\u2019intero genere umano e col cosmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2020-2_Munera_47-54_Crippa.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/><\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2020-2_Munera_47-54_Crippa.pdf\" target=\"_blank\">scarica l&#8217;articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>O\u00f9 vivrons nous demain? si chiedeva nel 1964 uno studioso di architettura, Michel Ragon (1924-2000), ponendo un interrogativo al quale cercava risposta nelle capacit\u00e0 progettuali a grande scala di architetti e urbanisti. Il suo demain&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2840,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":[],"categories":[156],"tags":[216,392,567,580,16,578,577,411,579],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/15327"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15327"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/15327\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15328,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/15327\/revisions\/15328"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2840"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15327"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15327"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15327"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}