{"id":14801,"date":"2020-02-04T09:38:54","date_gmt":"2020-02-04T08:38:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=14801"},"modified":"2020-02-04T09:38:54","modified_gmt":"2020-02-04T08:38:54","slug":"munera-12020-editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-12020-editoriale\/","title":{"rendered":"Munera 1\/2020 &#8211; Editoriale"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019essere umano \u00e8 quell\u2019animale che rappresenta un problema per s\u00e9 stesso. Tra s\u00e9 e s\u00e9 stesso si apre infatti uno spazio, una distanza: talvolta pi\u00f9 ampia, talvolta pi\u00f9 ristretta. La coscienza che ha di s\u00e9 non coincide perfettamente e immediatamente con il suo essere. Una questione emerge dunque inevitabile: \u00abchi sono?\u00bb. Non si tratta di una pura curiosit\u00e0 intellettuale, ma di una questione vitale e urgente (talvolta \u201curgentissima\u201d).<\/p>\n<p>L\u2019esistenza umana \u00e8 dunque costantemente alle prese con il compito di adeguare s\u00e9 stessa a s\u00e9 stessa, di divenire s\u00e9 stessa, rispondendo a una necessit\u00e0 che non ha scelto: la libert\u00e0 \u00e8 la possibilit\u00e0 di acconsentire o meno a s\u00e9 stessi, non di essere qualsiasi cosa indistintamente.<\/p>\n<p>Conseguentemente, l\u2019esistenza umana \u00e8 anche sempre alle prese con la possibilit\u00e0 di rinnegare e di perdere s\u00e9 stessa. In alcuni momenti \u2013 quelli che Hannah Arendt chiamava \u00abtempi bui\u00bb \u2013 questo avviene in maniera sistematica: allora l\u2019intera umanit\u00e0 sembra perdersi del tutto. Ogni volta che questo \u00e8 accaduto, il genere umano si \u00e8 salvato grazie a qualche piccolo lumicino di umanit\u00e0 rimasto vivo in coloro \u2013 in genere pochi \u2013 che, a caro prezzo, hanno saputo resistere.<\/p>\n<p>La storia umana potrebbe essere raccontata come la storia dei tentativi di rispondere alla questione circa la nostra umanit\u00e0 attraverso grandi gesti di esclusione e di scomunica. A lungo si \u00e8 pensato l\u2019umano in termini maschili e un gesto conseguente \u00e8 stato di escludere le donne, considerate figure di un\u2019umanit\u00e0 deficitaria e incompleta: non a caso, in molte lingue, il sostantivo \u201cuomo\u201d \u00e8 usato indistintamente per indicare il maschio e l\u2019appartenente al genere umano. La medesima dialettica di inclusione ed esclusione la si ritrova \u2013 nelle varie epoche \u2013 tra liberi e schiavi, civilizzati e barbari, bianchi e neri, ariani e non, cittadini e non\u2026<\/p>\n<p>La domanda sulla nostra umanit\u00e0 \u2013 su che cosa significhi essere umani \u2013 mantiene ancora tutta la sua urgente attualit\u00e0. La sfida \u00e8 oggi di rispondere a quella domanda senza ripetere il gesto di scomunica che troppo spesso l\u2019ha accompagnata.<\/p>\n<p>Se non fosse che l\u2019espressione \u00e8 cos\u00ec abusata da essere ormai venuta a nausea, si dovrebbe dire che ci occorre un umanesimo all\u2019altezza dei nostri tempi. Un umanesimo inteso non come un sistema di pensiero e \u2013 men che meno \u2013 come un nuovo assetto dottrinale, ma come un\u2019ecologia complessiva dell\u2019umano, che fugga ogni riduzionismo.<\/p>\n<p>Se qualcosa oggi ci \u00e8 chiaro \u00e8 che la realt\u00e0 \u00e8 complessa e che tutto \u00e8 collegato. Il gesto della modernit\u00e0 \u00e8 stato di riconoscere l\u2019autonomia dei diversi ambiti e delle diverse sfere dell\u2019esistenza. Oggi ci rendiamo sempre pi\u00f9 conto del fatto che solo una cura dell\u2019organismo, inteso come totalit\u00e0, ci potr\u00e0 salvare. Questo vale a tutti i livelli: a livello delle nostre esistenze personali, delle nostre relazioni familiari e di prossimit\u00e0, delle nostre comunit\u00e0 religiose e politiche, dell\u2019ecosistema in cui viviamo. Ciascuno di noi \u00e8 un organismo unitario inserito in un sistema di relazioni che a sua volta costituisce un organismo unitario.<\/p>\n<p>A lungo abbiamo compreso la nostra umanit\u00e0 in opposizione a un sopra (il divino) e a un sotto (l\u2019animale). Col primo abbiamo ritenuto di condividere la dimensione incorporea e spirituale, con il secondo la dimensione corporea e materiale. A lungo abbiamo dunque ritenuto che il compimento della nostra umanit\u00e0 consistesse nel prendere le distanze dal corporeo (l\u2019impuro) per avvicinarci allo spirituale (il puro). Si tratta di uno schema gnostico che \u2013 nel corso della storia \u2013 ha generato mostri.<\/p>\n<p>Oggi sappiamo che, perdute le esperienze elementari della vita che condividiamo con l\u2019animale (il nascere, il morire, il mangiare, la sessualit\u00e0\u2026), si perde anche la possibilit\u00e0 di apprezzare la dimensione spirituale, la quale non costituisce una sfera separata dell\u2019esistenza, ma una sua dimensione immanente. Siamo un tutto organico, inseriti in un tutto organico: microcosmo e macrocosmo. L\u2019umanesimo di cui abbiamo bisogno non pu\u00f2 che costituirsi come ecologia di cosmi \u2013 micro e macro \u2013 organicamente interdipendenti l\u2019uno dall\u2019altro. Ogni gesto di esclusione, di scomunica, di scarto, ha inevitabilmente ricadute sull\u2019intero: sull\u2019umanit\u00e0 di tutti e di ciascuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2020-1_Munera_07-08_Editoriale.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/><br \/>\nscarica l&#8217;articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019essere umano \u00e8 quell\u2019animale che rappresenta un problema per s\u00e9 stesso. Tra s\u00e9 e s\u00e9 stesso si apre infatti uno spazio, una distanza: talvolta pi\u00f9 ampia, talvolta pi\u00f9 ristretta. 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