{"id":13866,"date":"2019-07-08T07:36:32","date_gmt":"2019-07-08T05:36:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=13866"},"modified":"2019-07-08T07:36:32","modified_gmt":"2019-07-08T05:36:32","slug":"munera-22019-editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-22019-editoriale\/","title":{"rendered":"Munera 2\/2019 &#8211; Editoriale"},"content":{"rendered":"<p>\u00abSiamo autorizzati a pensare\u00bb ha pi\u00f9 volte ripetuto l\u2019arcivescovo di Milano Mario Delpini nel suo discorso alla citt\u00e0 pronunciato in occasione della festa di Sant\u2019Ambrogio del 2018. Un discorso che supera i confini della citt\u00e0 di Milano e merita qualche riflessione.<\/p>\n<p>Il discorso si costruisce attorno a un mantra continuamente ripetuto: \u00absiamo autorizzati a pensare\u00bb. Siamo autorizzati a pensare in un tempo in cui \u00abl\u2019intensit\u00e0 delle emozioni e\u0300 particolarmente determinante nei comportamenti\u00bb. Tempo in cui \u00abciascuno si ritiene criterio del bene e del male, del diritto e del torto: quello che io sento e\u0300 indiscutibile, quello che io voglio e\u0300 insindacabile\u00bb. Tempo in cui molti \u00abvivono le loro legittime aspettative con atteggiamenti di pretesa arrogante\u00bb, esigendo \u00abdi essere serviti e ascoltati come se si fosse soli al mondo\u00bb. Ma anche tempo in cui i cittadini si trovano alle prese con \u00abprocedure esasperanti\u00bb, tutt\u2019altro che ragionevoli.<\/p>\n<p>Rispetto a tutto questo, Delpini formula l\u2019auspicio \u00abdi una ragionevolezza diffusa\u00bb: \u00abessere persone ragionevoli e\u0300 un contributo indispensabile per il bene comune\u00bb. Auspicio che egli pone sotto il segno di <i>Populorum progressio<\/i>, l\u2019enciclica di Paolo VI del 1967: \u00abil mondo soffre per mancanza di pensiero\u00bb (n. 85).<\/p>\n<p>Che cosa dunque significa pensare? Delpini richiama in proposito le responsabilit\u00e0 degli intellettuali e degli studiosi, ma non delega del tutto ad essi il compito: \u00abForse insieme possiamo coltivare un senso di responsabilit\u00e0 che ci impegna a un esercizio pubblico dell\u2019intelligenza, che si metta a servizio della convivenza di tutti, che sia attenta a dare la parola a ogni componente della citta\u0300, che raccolga l\u2019aspirazione di tutti a vivere insieme, ad affrontare insieme i problemi e i bisogni, a recensire insieme risorse e potenzialit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Secondo Delpini, scopo di tale esercizio pubblico dell\u2019intelligenza \u00e8 costruire una \u00abvisione di futuro\u00bb condivisa, che abbia i suoi riferimenti in una \u00abEuropa come convivenza di popoli\u00bb e nella \u00abCostituzione della Repubblica italiana\u00bb, la quale rappresenta innanzitutto \u00abun metodo di lavoro, che vale anche per noi: le differenze si siedono allo stesso tavolo per costruire insieme il proprio futuro\u00bb.<\/p>\n<p>Ora, che il vescovo di una diocesi importante come Milano dica che siamo autorizzati a pensare non \u00e8 banale. E non lo \u00e8 per vari motivi e su vari piani.<\/p>\n<p>Non lo \u00e8 sul piano civile, laddove \u00e8 evidente un divorzio tra la libert\u00e0 e il dovere di pensiero, da una parte, e tra la libert\u00e0 e il dovere di parola, dall\u2019altra. La sovranit\u00e0 \u00e8 del popolo, ci viene oggi ripetuto a sfinimento. Ed \u00e8 giusto. Ma il popolo deve meritarsela, aggiungeva un pensatore troppo dimenticato come Giuseppe Capograssi: in democrazia, la libert\u00e0 di parola non pu\u00f2 che accompagnarsi a un dovere di pensiero, esattamente come la libert\u00e0 di pensiero esige \u2013 in alcuni momenti \u2013 un dovere di parola. Oggi tutti parlano, e giustamente lo rivendicano come un diritto. Ma chi si assume la fatica del pensare? Del distinguere? Dell\u2019approfondire e del continuare a cercare? Oggi pochi pensano in maniera sistematica, assumendosene seriamente il peso e la fatica. Ma chi, tra questi, si assume anche i rischi del parlare?<\/p>\n<p>Rispetto a tutto questo, le parole dell\u2019arcivescovo Delpini indicano una direzione e una responsabilit\u00e0 urgente. Pensare \u00e8 un compito non pi\u00f9 rinviabile e che non pu\u00f2 semplicemente essere delegato a pochi, sebbene ad alcuni tocchi una responsabilit\u00e0 aggiuntiva: quella di provare a fare sintesi, a immaginare vie percorribili, a elaborare parole. Un popolo si costruisce anche pensando: elaborando pensiero, visione. Non proposte dotte, teorie scientifiche. Occorre cultura, e la cultura non \u00e8 scienza. Ma la scienza \u00e8 una delle componenti della cultura: non l\u2019unica, non l\u2019ultima.<\/p>\n<p>L\u2019idiosincrasia diffusa verso i \u201ctecnici\u201d e gli intellettuali trova le sue buone ragioni in un evidente \u201ctradimento dei chierici\u201d consumato da tempo. Troppe letture della realt\u00e0 sembrano pi\u00f9 il ritratto delle dinamiche interne a un dipartimento universitario che non il frutto di un vero e proprio ascolto di quello che si produce sotto i nostri occhi: il mondo \u2013 fortunatamente \u2013 non \u00e8 fatto di professori universitari, n\u00e9 questi costituiscono il paradigma di un\u2019umanit\u00e0 compiuta. Troppo spesso l\u2019ansia dell\u2019originalit\u00e0 tradisce l\u2019esigenza della verit\u00e0. Troppe volte il (pur legittimo) desiderio dell\u2019affermazione personale cancella ogni responsabilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Le accademie \u2013 per definizione \u2013 producono scienza, non cultura. Ma agli intellettuali spetta il compito della sintesi e della traduzione, affinch\u00e9 quella scienza contribuisca a elaborare cultura.<\/p>\n<p>Se vogliamo che il pensiero sia riconosciuto nella sua dignit\u00e0, occorre che gli intellettuali offrano esempi credibili di un pensiero attento alla realt\u00e0, non autoreferenziale e responsabile.<\/p>\n<p>Ma il discorso di Delpini non \u00e8 banale neanche sul piano ecclesiale. Si tratta di un aspetto non sviluppato dall\u2019arcivescovo, dato che il discorso di Sant\u2019Ambrogio \u00e8 tradizionalmente rivolto alla citt\u00e0 e non alla comunit\u00e0 ecclesiale. Eppure si tratta di un\u2019applicazione che non possiamo esimerci dal fare. Siamo autorizzati a pensare anche all\u2019interno della Chiesa? Che cosa ne \u00e8 della libert\u00e0 di pensiero e del dovere di parola all\u2019interno della comunit\u00e0 cristiana? Chi oggi, tra i battezzati, \u00e8 davvero capace di pensiero e di parola? Chi \u00e8 formato e pronto per questo? Che investimenti si sono fatti e si fanno perch\u00e9 ci sia \u2013 nella comunit\u00e0 cristiana \u2013 chi \u00e8 capace di pensiero e di parola? Che cosa ne \u00e8 dell\u2019esercizio del pensiero teologico? Chi si assume il rischio di tale esercizio, per definizione fallibile?<\/p>\n<p>\u00abSiamo autorizzati a pensare\u00bb \u00e8 uno slogan bello, che intercetta un\u2019urgenza e richiama a una responsabilit\u00e0, civile ed ecclesiale. \u00c8 importante che l\u2019invito sia venuto da un vescovo. Ma una domanda rimane: chi oggi, dentro e fuori la comunit\u00e0 cristiana, ha paura del pensiero?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2019-2_Munera_07-09_Editoriale.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/><br \/>\nscarica l&#8217;articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSiamo autorizzati a pensare\u00bb ha pi\u00f9 volte ripetuto l\u2019arcivescovo di Milano Mario Delpini nel suo discorso alla citt\u00e0 pronunciato in occasione della festa di Sant\u2019Ambrogio del 2018. 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