{"id":13398,"date":"2019-02-06T10:38:15","date_gmt":"2019-02-06T09:38:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=13398"},"modified":"2019-02-06T10:38:15","modified_gmt":"2019-02-06T09:38:15","slug":"munera-12019-editoriale-europa-cultura-liberta","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-12019-editoriale-europa-cultura-liberta\/","title":{"rendered":"Munera 1\/2019 &#8211; Editoriale \/\/ Europa Cultura Libert\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><b>Editoriale<\/b><\/p>\n<p>Questo 2019 sar\u00e0 l\u2019anno dell\u2019Europa. Le elezioni di primavera segneranno inevitabilmente o il rilancio del progetto politico europeo o il suo affossamento, probabilmente definitivo. Una grande responsabilit\u00e0 attende dunque i popoli europei e occorre arrivare il pi\u00f9 possibile pronti a questo passaggio, al contempo delicato ed epocale.<\/p>\n<p>Gli errori del passato sono sotto gli occhi di tutti e se ne pagano a caro prezzo le conseguenze. Sono errori legati a una mancanza di solidariet\u00e0 tra i paesi membri dell\u2019Unione e a una mancanza di lungimiranza delle classi dirigenti, figlia della necessit\u00e0 di incassare, di volta in volta, un tornaconto immediato, da spendere elettoralmente sul piano solo nazionale. Le umiliazioni riservate ai popoli \u2013 il popolo greco, tra tutti \u2013 dimostrano come la storia non abbia insegnato niente: la lezione dei totalitarismi del XX secolo, nati sotto la cenere della frustrazione e dell\u2019umiliazione, sembra essere stata vana.<\/p>\n<p>Appare evidente che l\u2019Europa potr\u00e0 riprendere con slancio il proprio cammino soltanto a condizione di togliere lo sguardo da s\u00e9 stessa. Non ci si pu\u00f2 accontentare di valutare le ricadute interne dell\u2019eventuale fallimento europeo, dimenticando la responsabilit\u00e0 che l\u2019Europa ha nei confronti del mondo intero. Un mondo senza Europa sarebbe un mondo peggiore, pi\u00f9 ingiusto, meno pacificato, pi\u00f9 instabile. Per riprendere una coppia concettuale cara a papa Bergoglio, l\u2019umanesimo europeo non \u00e8 soltanto una categoria \u201clogica\u201d \u2013 dotata di un contenuto storico e culturale definito \u2013 ma \u00e8 anche una categoria \u201cmitica\u201d, nel senso che costituisce un inesauribile ideale a cui tendere, una costellazione valoriale all\u2019interno della quale riconoscersi e capace di produrre futuro nel nome del riconoscimento della comune umanit\u00e0 di tutti gli esseri umani.<\/p>\n<p>La sfida non \u00e8 quella di preservare delle identit\u00e0 gi\u00e0 date, proteggendosi da pericoli esterni e interni, ma \u00e8 quella di scegliere di \u201cdiventare\u201d popolo: popolo non lo si \u00e8 una volta per tutte e in maniera scontata, ma occorre sempre e di nuovo volerlo essere, anche grazie all\u2019inclusione di nuovi soggetti, portatori di nuovi punti di vista. Rispetto a questa sfida, i cristiani possono portare un contributo grazie alla loro competenza nell\u2019essere popolo. Possono e devono. Anche questa \u00e8 una delle forme in cui la Chiesa \u2013 per riprendere un\u2019espressione di Paolo VI \u2013 pu\u00f2 essere \u00abesperta in umanit\u00e0\u00bb: non per catechizzare popoli ormai secolarizzati, ma per mostrare che popolo non lo si \u00e8 per nascita e sangue, ma lo si diventa per vocazione e scelta. Occorre che i popoli europei possano tornare a sentirsi soggetti attivi e non soltanto oggetti passivi di un progetto europeo che passa sopra le loro teste.<\/p>\n<p>Gli articoli di Jean-Marc Ferry e Anna Grimaldi vorrebbero essere un contributo a ripensare il cammino politico ed economico dell\u2019Europa, aldil\u00e0 di ogni facile antinomia tra europeisti e antieuropeisti. Ogni polarizzazione nel dibattito pubblico non \u00e8 altro che il frutto dell\u2019incapacit\u00e0 di accettare le inevitabili e feconde opposizioni polari che attraversano la realt\u00e0. Accettare di abitare le tensioni polari, piuttosto che perseguire una falsa unit\u00e0 riducendo tutto a uno dei poli in tensione, ovvero polarizzandosi su di esso e dividendo il mondo tra buoni e cattivi: questo \u00e8 il compito che ci attende.<\/p>\n<p>Uno dei temi sui quali si giocher\u00e0 inevitabilmente il futuro dell\u2019Europa \u00e8 quello dei migranti. E dunque il tema delle frontiere e dei confini dell\u2019Europa. Ad esso \u00e8 dedicato il bel dossier curato da Alessandro Provera, a cui va il ringraziamento della redazione di \u00abMunera\u00bb.<\/p>\n<p>Il tema dei confini \u00e8 oggi di moda. Anche a riguardo delle relazioni interpersonali, gli psicologi insistono molto sulla necessit\u00e0 di porre confini. Un confine sano non \u00e8 tuttavia qualcosa che chiude alla relazione, ma \u00e8 ci\u00f2 che la rende possibile. Non \u00e8 ci\u00f2 che disconnette, ma ci\u00f2 che consente una connessione autentica, nel nome di una cura reciproca e di una relazione giusta tra due partner. Se questo \u00e8 vero nel caso delle relazioni interpersonali, lo \u00e8 anche a riguardo delle relazioni internazionali. Il confine \u00e8 ci\u00f2 che permette l\u2019incontro, non lo strumento di una chiusura che si rivelerebbe mortifera per ambo le parti. Scriveva Romano Guardini nel 1939, in un momento in cui proprio attorno al tema dei confini si stava preparando un conflitto mondiale: \u00abL\u2019autentico limite rinchiude; ma poich\u00e9 \u2018ha un altro lato\u2019, apre anche. L\u2019autentico limite \u00e8 come la pelle: essa respira, sente, trasferisce dall&#8217;una all&#8217;altra parte. (&#8230;) La volont\u00e0 dell\u2019uomo tende a rinserrarlo in s\u00e9 stesso e attorno al proprio essere, a renderlo autonomo e autarchico. Ma ci\u00f2 significa che il limite in senso autentico scompare\u00bb (R. Guardini, <i>Mondo e persona<\/i>, Morcelliana, Brescia 2002, p. 104). Ritornare a porre limiti autentici, abitare le tensioni della realt\u00e0 senza polarizzarsi attorno a uno degli opposti in campo, reimparare ad essere un popolo soggetto della propria storia e responsabile nei confronti del mondo intero: questa \u2013 e niente meno che questa \u2013 \u00e8 la sfida che ci attende. Su di essa si concentrer\u00e0 il lavoro di \u00abMunera\u00bb<i> <\/i>in questo anno decisivo, anche con<i> <\/i>il seminario residenziale che avr\u00e0 luogo alla Cittadella di Assisi dal 27 al 30 luglio 2019, dedicato al tema <i>Umanit\u00e0.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Europa Cultura Libert\u00e0<\/b><b><\/b><\/p>\n<p>In questo anno decisivo per i destini dell\u2019Europa, riproponiamo ai nostri lettori quasi per intero il testo di un appello dal titolo <i>Europa Cultura Libert\u00e0<\/i>, steso settant\u2019anni fa da Giuseppe Capograssi in vista di un omonimo convegno e firmato da alcuni tra i pi\u00f9 importanti intellettuali dell\u2019epoca: Croce, De Sanctis, Einaudi, Parri, Silone, ai quali si sarebbe in un secondo tempo aggiunto La Pira, insieme a molti altri. Il testo fu originariamente pubblicato in \u00abQuaderni di Roma\u00bb (anno II, fasc. 1-2, gennaio-aprile 1948, pp. 158-160) per poi essere ripreso in G. Capograssi, <i>Opere<\/i>, vol. VII, Giuffr\u00e8, Milano 1990, pp. 259-262).<\/p>\n<p align=\"center\">***<\/p>\n<p>\u00c8 dovere in questo momento di tutti, ma specialmente degli uomini della cultura, non ingannare, pi\u00f9 che gli altri, se stessi. Bisogna non perdere di vista il sostanziale, di fronte al quale tutto il resto \u00e8 accessorio. E il sostanziale \u00e8 proprio questo: la necessit\u00e0 di difendere l\u2019uomo e l\u2019umano: di ricordare che premessa di ogni necessaria ricostruzione sociale, di ogni doverosa instaurazione di giustizia sociale, di ogni inderogabile lotta contro le iniquit\u00e0 sociali, ed anche di ogni tentativo di aiutare in concreto il mondo della cultura, \u00e8 il riconoscere che l\u2019uomo \u00e8 ragione, coscienza e libert\u00e0, che per conseguenza ogni organizzazione sociale deve essere fondata sul rispetto e sulla dignit\u00e0 umana e che non c\u2019\u00e8 nessun fine per quanto alto che giustifichi mezzi di forza e di inganno; e che si viola questo rispetto e questa dignit\u00e0, se al posto della verit\u00e0, a cui gli uomini hanno diritto, si pone una legge di menzogna e di frode; al posto della giustizia una legge di violenza; al posto della fraternit\u00e0 una legge di odio.<\/p>\n<p>Certo tra intellettualit\u00e0 e politica non c\u2019\u00e8 relazione diretta, e l\u2019una non pu\u00f2 prendere a fare le parti dell\u2019altra. Se ci\u00f2 gl\u2019intellettuali fanno, suscitano non infondato sospetto di prestarsi, consapevoli o inconsapevoli, nelle lotte politiche, a interessi poco chiari. Sembra per altro che una sola manifestazione e affermazione politica gl\u2019intellettuali possano e abbiano il dovere di fare; ma \u00e8 tale affermazione che a guardarla bene si scorge che appartiene all\u2019essenza stessa dell\u2019intellettualit\u00e0: l\u2019affermazione della libert\u00e0, perch\u00e9 senza la libert\u00e0 alla intellettualit\u00e0, o, come si dice, alla cultura, vien meno l\u2019aria respirabile, ed essa decade e si spegne; e, peggio ancora, ne occupa il posto una falsa e menzognera intellettualit\u00e0, quale abbiamo visto campeggiare in uno sciagurato ventennio della vita italiana. Ma l\u2019ufficio e il dovere di assicurare l\u2019esercizio pieno e leale della libert\u00e0, essendo opera altamente politica, spetta ai partiti politici, ai quali gl\u2019intellettuali, secondo i personali convincimenti di coscienza, s\u2019iscrivono o coi quali, pur senza inquadrarvisi, collaborano, e in quella cerchia si devono propugnare come in essa si difendono la giustizia, il rispetto della persona umana, l\u2019amor patrio, e tutti gli altri fini e ideali della civilt\u00e0.<\/p>\n<p>In che consiste la difesa di questi principii se non nel mantenersi fedeli allo spirito cristiano ed europeo a cui si deve quel patrimonio di civilt\u00e0, cio\u00e8 di ragione e amore, che \u00e8 riuscito a realizzarsi nella storia? L\u2019Europa \u00e8 stata madre di civilt\u00e0 al mondo in quanto non \u00e8 stata altro che l\u2019eroica affermazione dell\u2019umanit\u00e0 come ragione, giustizia e fraternit\u00e0, l\u2019instancabile sforzo di porre la libera individualit\u00e0 umana non come mezzo, ma come fine. E da tale affermazione \u00e8 nata la sua grande cultura, filosofia, poesia, arte e scienza, la immensa creazione delle scienze che hanno trasformato la terra. A questa Europa e alla verit\u00e0 che essa rappresenta l\u2019Italia deve mantenersi fedele.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2019-1_Munera_07-12_Editoriale.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/>scarica l&#8217;articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Editoriale Questo 2019 sar\u00e0 l\u2019anno dell\u2019Europa. Le elezioni di primavera segneranno inevitabilmente o il rilancio del progetto politico europeo o il suo affossamento, probabilmente definitivo. 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