{"id":12945,"date":"2018-06-13T17:55:47","date_gmt":"2018-06-13T15:55:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=12945"},"modified":"2018-10-03T16:34:40","modified_gmt":"2018-10-03T14:34:40","slug":"munera-22018-editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-22018-editoriale\/","title":{"rendered":"Munera 2\/2018 &#8211; Editoriale"},"content":{"rendered":"<p>Il rapporto tra identit\u00e0 e appartenenza \u00e8 fondamentale nel quadro dell\u2019esistenza e della convivenza umana. Se l\u2019appartenenza costituisce uno dei presupposti fondamentali dell\u2019identit\u00e0 \u2013 contribuisce a \u201cprodurre\u201d identit\u00e0 \u2013 \u00e8 vero anche l\u2019opposto: l\u2019identit\u00e0 struttura l\u2019appartenenza attorno a un nucleo comune e generatore. Non si d\u00e0 identit\u00e0 senza appartenenza, n\u00e9 appartenenza senza identit\u00e0.<\/p>\n<p>Tuttavia, il rapporto tra identit\u00e0 e appartenenza \u00e8 oggi divenuto problematico: viviamo un tempo di identit\u00e0 fragili e di appartenenze esasperate. Le appartenenze sembrano spesso un illusorio sostegno esterno a carenze interne, una sorta di surrogato di una strutturazione interiore venuta meno. Ma, a cascata, sono fragili anche le identit\u00e0 collettive, a tutti i livelli: \u00e8 difficile oggi dare risposte sicure, e magari condivise, a domande quali \u00abchi sono io?\u00bb, \u00abchi siamo noi?\u00bb.<\/p>\n<p>In un simile contesto epocale, ogni apertura all\u2019altro da s\u00e9 \u2013 tanto pi\u00f9 se \u201cdiverso\u201d da s\u00e9 \u2013 assume i tratti di una minaccia: aprirsi pu\u00f2 significare dissolvere, perdere, smarrire definitivamente un\u2019identit\u00e0 gi\u00e0 fragile. In questo senso, l\u2019appartenenza e la chiusura nella cerchia dei simili offrono rassicurazione e sostegno.<\/p>\n<p>Si tratta di una dinamica osservabile in tanti ambiti e a tanti livelli della vita sociale. Ma che ne \u00e8, in particolare, delle appartenenze di genere? Laddove le identit\u00e0 personali faticano ad affermarsi e a strutturarsi, le appartenenze offrono normalmente confini rassicuranti. Il problema \u00e8 che le appartenenze di genere sembrano oggi condividere il destino di tutte le appartenenze: pur essendo esasperate, non contribuiscono pi\u00f9 a produrre identit\u00e0, ma solo surrogati di identit\u00e0.<\/p>\n<p>Secondo alcune teorie, l\u2019appartenenza di genere non starebbe a monte dell\u2019identit\u00e0 \u2013 come uno dei suoi presupposti fondamentali \u2013 ma a valle: essa costituirebbe cio\u00e8 l\u2019esito di una scelta libera e consapevole da parte di identit\u00e0 che si sono costituite a monte degli schemi di genere. N\u00e9 gli schemi di genere sarebbero riducibili all\u2019alternativa maschile\/femminile, essendo possibile una libera scelta tra molte varianti. In questo modo, per un verso, all\u2019identit\u00e0 \u00e8 accordato un primato sull\u2019appartenenza (l\u2019identit\u00e0 personale sceglie liberamente a quale genere appartenere), ma, per un altro verso, si presuppone un\u2019identit\u00e0 gi\u00e0 data e priva di presupposti (l\u2019appartenenza di genere \u00e8 dunque irrilevante per l\u2019identit\u00e0 personale).<\/p>\n<p>Si accorda dunque un\u2019enfasi al polo dell\u2019identit\u00e0 \u2013 intesa come centro propulsore della libert\u00e0 \u2013 a scapito del polo dell\u2019appartenenza, ma si tratta di un\u2019identit\u00e0 che si regge su s\u00e9 stessa, priva di presupposti e di debiti e gravata del peso di una scelta responsabile. E dunque, inevitabilmente, fragile.<\/p>\n<p>Indipendentemente dalle teorie oggi in campo \u2013 le quali sono molte e molto varie \u2013 sembra innegabile un dato epocale: sono venuti meno i moduli culturali del maschile e del femminile. Tramontato il cosiddetto assetto patriarcale \u2013 che comportava una riconoscibilit\u00e0 non solo biologica del maschile e del femminile, ma anche una differenziazione sociale dei ruoli e delle simboliche costitutive di ciascun genere \u2013 fatica a emergere un paradigma alternativo. A cinquant\u2019anni di distanza dalla rivoluzione culturale del \u201868, si fatica a vedere emergere una <i>pars construens<\/i> che porti a compimento la <i>pars destruens<\/i> allora avviata.<\/p>\n<p>La giusta e auspicabile emancipazione femminile sembra essere avvenuta in gran parte attraverso una interiorizzazione degli schemi di potere che erano propri del modello patriarcale: non dunque attraverso un superamento di quegli schemi, ma attraverso una progressiva conquista femminile di forme di esercizio del potere che non sono mai state rimesse in veramente in questione.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che pochi individui oggi potrebbero riconoscersi a proprio agio negli stereotipi tradizionali del maschile e del femminile. Poche donne si riconoscerebbero nella figura tradizionale della madre e della moglie dedita esclusivamente agli affetti e alla cura delle relazioni familiari, allo stesso modo in cui pochi uomini si troverebbero a proprio agio nella figura del maschio comandante in capo e dedito esclusivamente alle vicende pubbliche. Anche perch\u00e9 le forme dell\u2019organizzazione economica delle nostre societ\u00e0 complesse e neo-liberiste rendono difficile che \u201cl\u2019uomo di casa\u201d possa da solo assicurare il sostentamento economico della famiglia, e impongono che entrambi i partner lavorino. Probabilmente, in questo ambito, l\u2019organizzazione economica ha un\u2019incidenza culturale maggiore di quanto non abbia qualsiasi teoria.<\/p>\n<p>Anche quando si tende a ritornare a schemi tradizionali, si ha l\u2019impressione di trovarsi di fronte a caricature, se non a vere e proprie forme di sopruso e di disperazione, per le quali il femminile viene incarnato nella figura della sottomissione, mentre il maschile prende le forme del maschilismo e del dominio, se non della vera e propria violenza di genere.<\/p>\n<p>Rispetto a schemi tradizionali divenuti opprimenti e invivibili, si \u00e8 cos\u00ec fatta strada la ricerca di vie alternative, dettate dalla necessit\u00e0 \u2013 per gli individui \u2013 di non dover sottostare a modelli vissuti come mortificanti. Di qui, il tema, ampio e complesso, del <i>gender<\/i>. Le appartenenze tradizionali e indisponibili \u2013 legate a elementi biologici non scelti \u2013 non sono pi\u00f9 ritenute sufficienti a strutturare le identit\u00e0 e si ritiene che occorra dunque trovare nuove appartenenze, che lascino maggiore spazio di respiro e di libera e creativa interpretazione delle identit\u00e0. Le forme tradizionali sono infatti avvertite come eccessivamente costringenti, al punto che per molti dei nostri contemporanei \u00e8 divenuto difficile riconoscersi nelle alternative tradizionali maschile\/femminile, eterosessualit\u00e0\/omosessualit\u00e0\u2026<\/p>\n<p>Come reazione e in opposizione a siffatta tendenza epocale, si \u00e8 spesso andati nella direzione di affermare l\u2019indisponibilit\u00e0 degli elementi naturali e biologici rispetto a ogni possibile scelta del soggetto. Tradizionalmente il pensiero cattolico si \u00e8 mosso in questa direzione: la categoria classica di legge naturale ha costituito il paradigma e l\u2019emblema di tale gesto.<\/p>\n<p>Si tratta di una strategia che tuttavia non sembra in grado di dare piena risposta agli interrogativi e alle angosce epocali che stanno alla base della ricerca di appartenenze che siano di sostegno alle identit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque possibile una soluzione alternativa? Una soluzione che non cada n\u00e9 nell\u2019oppressione di un genere rivestito di moduli culturali oggi non pi\u00f9 credibili (e avvertiti come invivibili), n\u00e9 nel disfacimento di ogni possibile appartenenza di genere che stia a monte delle identit\u00e0?<\/p>\n<p>Se una simile soluzione \u00e8 possibile, ci pare si tratti di una soluzione che accetta la sfida lanciata da chi oggi difende la costruzione culturale anche delle evidenze biologiche, per riconoscere che alcuni moduli culturali potrebbero oggi rendere invivibili quelle evidenze. Invece di opporre le ragioni di una pura natura in s\u00e9 all\u2019arbitrio della libera scelta, si tratta di rivisitare la lettura culturale degli elementi naturali, al fine di renderli maggiormente vivibili e umanizzanti, ossia maggiormente capaci di contribuire a strutturare identit\u00e0 mature e compiute.<\/p>\n<p>Tale rivisitazione culturale sarebbe tuttavia inefficace se si limitasse a un ripensamento intellettuale di alcune nozioni: ovvero all\u2019opera di alcuni pensatori isolati. Nell\u2019essere umano non esiste un momento di pura natura, dato che ogni elemento naturale \u00e8 sempre culturalmente istituito. D\u2019altro canto, la cultura non \u00e8 mai semplicemente il frutto dell\u2019opera degli intellettuali, ma \u00e8 sempre un\u2019opera comune, che investe intere generazioni.<\/p>\n<p>La rivisitazione culturale di cui parliamo dovrebbe dunque minare gli aspetti dogmatici che alcune sovrastrutture culturali hanno assunto, al fine di consentire l\u2019esercizio di una pi\u00f9 libera appropriazione culturale degli elementi naturali senza creare nuove gabbie ideologiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Munera-1-2018_Editoriale.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/>scarica l&#8217;articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto tra identit\u00e0 e appartenenza \u00e8 fondamentale nel quadro dell\u2019esistenza e della convivenza umana. 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