{"id":12572,"date":"2018-02-12T09:29:44","date_gmt":"2018-02-12T08:29:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=12572"},"modified":"2018-02-12T09:29:44","modified_gmt":"2018-02-12T08:29:44","slug":"munera-12018-daniela-ciaffi-dalla-tragedia-dei-commons-allamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-12018-daniela-ciaffi-dalla-tragedia-dei-commons-allamministrazione-condivisa-dei-beni-comuni\/","title":{"rendered":"Munera 1\/2018 &#8211; Daniela Ciaffi &gt;&gt; Dalla tragedia dei commons all\u2019amministrazione condivisa dei beni comuni"},"content":{"rendered":"<p>Ancor prima di essere qualcosa, i beni comuni sono un modo di vedere le cose, visibili e invisibili. In questa prospettiva le risorse non sono tanto pubbliche o private, quanto comuni: sono quei particolari beni di interesse generale, il cui accesso deve sempre essere garantito a tutti. Per quanto estrema e provocatoria possa sembrare questa definizione a chi non la abbia (ancora) mai sentita, diverse comunit\u00e0 di persone \u2013 attive da decenni, sparse in tutto il mondo e sempre pi\u00f9 in rete fra loro \u2013 la vedono invece cos\u00ec, contribuendo con variegate esperienze a un effervescente dibattito sui beni comuni.<\/p>\n<p>Alla fine degli anni Sessanta l\u2019ecologo americano Garrett Hardin pubblic\u00f2 sulla rivista Science un saggio fondamentale. Lo intitol\u00f2 La tragedia dei beni comuni perch\u00e9 vi si argomentava la tesi secondo cui la libera iniziativa nella gestione di un bene comune porterebbe alla rovina di tutti. L\u2019esempio che viene pi\u00f9 frequentemente ripreso da questo articolo \u00e8 quello del pascolo aperto all\u2019uso di chiunque voglia fruirne. Attraverso guerre e carestie si raggiungerebbe la stabilit\u00e0 sociale, ovvero quel difficile equilibrio tra la terra, la popolazione umana e quella animale (pascolo, pastori e pecore). Ma \u00e8 a questo punto che, inesorabile, arriverebbe la resa dei conti: la capacit\u00e0 di carico del pascolo andrebbe in crisi perch\u00e9 crescerebbe in continuazione il numero dei pastori che vorrebbero sfruttarlo aumentando il proprio gregge. Si consumerebbe cos\u00ec, appunto, the tragedy of the commons.<\/p>\n<p>Molto meno citati nell\u2019attuale dibattito sui beni comuni sono altri passaggi all\u2019interno dello stesso saggio, che vale la pena qui riprendere per cercare di capire cosa \u00e8 cambiato nel mezzo secolo esatto di tempo trascorso dal 1968 al 2018 a livello culturale, sociale e istituzionale. Prendendo in considerazione i parchi nazionali come beni comuni aperti senza limiti a tutti, anch\u2019essi dunque fortemente a rischio, Hardin si chiedeva: che farne? Le risposte che trov\u00f2 furono: venderli a privati oppure mantenerli pubblici, a patto di regolarne l\u2019accesso e la fruizione. Sul come l\u2019autore fece le ipotesi pi\u00f9 diverse, che andavano dall\u2019estrazione a sorte, a criteri meritocratici, fino al \u201cchi prima arriva meglio alloggia\u201d.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un passaggio fondamentale da ripercorrere, perch\u00e9 vi si legge chiaramente il tradizionale paradigma bipolare \u201camministratori\/amministrati\u201d, che ha oggi invece un\u2019alternativa possibile nel paradigma collaborativo:\u00a0 i beni comuni possono essere l\u2019oggetto di alleanze tra soggetti pubblici, privati e del Terzo settore, in nome dell\u2019interesse generale e secondo il principio di sussidiariet\u00e0 enunciato nell\u2019art.118 della nostra Costituzione: \u00abStato, Regioni, Citt\u00e0 metropolitane, Province e Comuni favoriscono l\u2019autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attivit\u00e0 di interesse generale, sulla base del principio di sussidiariet\u00e0\u00bb. Una norma profondamente innovativa perch\u00e9 riconosce di fatto le \u201ccomunit\u00e0 di interesse generale\u201d: abitanti capaci di attivarsi autonomamente nell\u2019interesse di tutti e per questo garantiti dalla nostra Costituzione nell\u2019essere sostenuti dalle istituzioni.<\/p>\n<p>Per tornare all\u2019esempio dei parchi portato da Hardin, molti spazi verdi oggi in Italia sono amministrati attraverso patti di collaborazione nei comuni che hanno adottato il regolamento per l\u2019amministrazione condivisa dei beni comuni.\u00a0 Ma proprio a proposito di norme e regolamenti, e sempre nell\u2019articolo sulla \u201ctragedia dei beni comuni\u201d, si afferma che il diritto amministrativo \u00e8 tanto centrale quanto rischioso: dal dubbio su \u00abchi controller\u00e0 i controllori?\u00bb origina il rischio evidenziato da John Adams con l\u2019espressione \u00abun governo di leggi e non di uomini\u00bb. Gi\u00e0 all\u2019inizio del Novecento Giovanni Giolitti aveva peraltro sintetizzato l\u2019attitudine italiana riassunta nell\u2019aforisma \u00abper i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano\u00bb, mettendo in luce, da una parte, le diseguaglianze nel trattamento dei governati e, dall\u2019altra, la buona o cattiva fede di chi ha responsabilit\u00e0 di governo, non solo politiche ma anche tecniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a title=\"Acquista\" href=\"javascript:formcompra('1612',1);\"><img alt=\"Acquista l'articolo\" src=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_digitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/><\/a>\n<br \/><a title=\"Acquista\" href=\"javascript:formcompra('1612','1');\"> per continuare a leggere acquista questo articolo<\/a><\/p><p style=\"text-align:center\"><a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/digital\/account\/\">Utente biblioteche abbonate: clicca qui \u00bb<\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancor prima di essere qualcosa, i beni comuni sono un modo di vedere le cose, visibili e invisibili. 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