{"id":12239,"date":"2017-10-05T09:50:17","date_gmt":"2017-10-05T07:50:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=12239"},"modified":"2017-10-05T09:50:17","modified_gmt":"2017-10-05T07:50:17","slug":"munera-32017-editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-32017-editoriale\/","title":{"rendered":"Munera 3\/2017 &#8211; Editoriale"},"content":{"rendered":"<p>La ricorrenza del quinto centenario della Riforma di Lutero (1517-2017) rappresenta un\u2019ottima occasione per fare il punto sulla qualit\u00e0 delle relazioni ecumeniche tra le Chiese cristiane: ce ne siamo occupati nel n. 1\/2017 di <i>Munera<\/i>, ospitando un\u2019intervista con Michel Grandjean, storico della Facolt\u00e0 di Teologia protestante dell\u2019Universit\u00e0 di Ginevra, e con Ottmar Fuchs, teologo della Facolt\u00e0 di Teologia cattolica dell\u2019Universit\u00e0 di Tubinga.<\/p>\n<p>In proposito, e aldil\u00e0 di alcuni inevitabili chiaroscuri, il bilancio \u00e8 nettamente positivo. Al punto che si pu\u00f2 anche sperare \u2013 come scrivevamo nell\u2019editoriale di quel medesimo numero \u2013 che, proprio grazie all\u2019esperienza ecumenica, le Chiese cristiane possano oggi svolgere il ruolo di minoranze creative capaci di avviare processi di rinnovamento anche al di l\u00e0 dei confini ecclesiali. Se oggi infatti la tendenza generale \u00e8 di chiudersi nel proprio piccolo e rassicurante recinto, immunizzandosi anche solo dal contatto con il diverso, le Chiese cristiane possono mostrare con coraggio che un\u2019altra via \u00e8 possibile. \u00c8 cio\u00e8 possibile aprirsi all\u2019altro, anche a quello che per secoli ha rappresentato un\u2019alterit\u00e0 irriducibile e incompatibile (niente meno che il traditore della verit\u00e0 che ti fa vivere).<\/p>\n<p>Se cinquecento anni fa la Riforma di Lutero ha rappresentato l\u2019occasione per una dolorosa divisione dell\u2019Europa, oggi grazie a un\u2019esperienza di dialogo e di condivisione che va avanti da circa un secolo a questa parte (soprattutto dal basso), le Chiese cristiane possono offrire a tutti l\u2019esempio di un cammino di riconciliazione e di unit\u00e0 nelle differenze. Anche il loro essere divenute minoranza pu\u00f2 rappresentare un esempio importante per un\u2019Europa alle prese con un mondo ormai tutt\u2019altro che eurocentrico: la condizione di minoranza reca con s\u00e9 delle opportunit\u00e0 che devono essere colte, se non altro in termini di un pi\u00f9 profondo contatto con la propria identit\u00e0, di una pi\u00f9 profonda comprensione di s\u00e9 e dell\u2019altro da s\u00e9. Da un\u2019accettazione reciproca di differenze tra loro non uniformate od omologate, ma profondamente accettate e riconciliate, pu\u00f2 iniziare il risveglio dell\u2019Europa. E forse, a partire da essa, del mondo intero.<\/p>\n<p>Ma la commemorazione del quinto centenario luterano si presenta come occasione anche per una riflessione pi\u00f9 ampia. La Riforma costituisce infatti innegabilmente uno degli eventi fondatori della modernit\u00e0. La ricorrenza offre cos\u00ec l\u2019occasione per quello che \u2013 certo un po\u2019 ambiziosamente \u2013 abbiamo voluto chiamare <i>Bilancio sulla modernit\u00e0<\/i>. La modernit\u00e0 \u00e8 in realt\u00e0 in discussione da tempo, e non a caso dalla fine degli anni Settanta si tende a qualificare il nostro tempo con termini quali \u00abpostmodernit\u00e0\u00bb, \u00abultramodernit\u00e0\u00bb, o \u2013 in modo un poco pi\u00f9 prudente \u2013 \u00abmodernit\u00e0 tardiva\u00bb. Certo \u00e8 che alcuni capisaldi della modernit\u00e0 sono oggi rimessi fortemente in discussione: in ambito politico, giuridico, economico, sociale, scientifico, filosofico, religioso. Si tratta di processi di lungo periodo, che richiedono analisi molto approfondite, e che non sono certo esauribili con la semplice aggiunta di un prefisso (post-, ultra-\u2026). Fare un bilancio della modernit\u00e0 \u00e8 un\u2019impresa molto ardua, che impone di avere chiaro che cosa sia la modernit\u00e0 stessa al fine di valutare a che punto sia il suo processo di sviluppo e di maturazione (o, semmai, di invecchiamento e di sostituzione). Il dossier <i>Bilancio sulla modernit\u00e0<\/i> ospitato in questo numero della rivista presenta alcuni contributi che cercano di fare il punto in altrettanti ambiti: giuridico, economico, antropologico, filosofico e teologico. Ne emerge un quadro di luci e ombre.<\/p>\n<p>Alcuni aspetti della modernit\u00e0, di per s\u00e9 positivi, come la grande scoperta\/invenzione dei diritti individuali, sembrano aver preso la strada di una vera e propria parcellizzazione e proliferazione (lo osservava gi\u00e0 Norberto Bobbio): la difficolt\u00e0 sta oggi nel mettere in gerarchia diritti che potenzialmente confliggono tra loro.<\/p>\n<p>Anche in ambito economico si avverte oggi una crisi di alcune conquiste della modernit\u00e0, come quella del primato del profitto sulle rendite di posizione: oggi le rendite sembrano tornare ad avere la meglio sul profitto, con tutti gli squilibri in termini di eguaglianza e di giustizia che abbiamo davanti agli occhi. Neanche il capitalismo \u2013 le cui origini sono legate secondo Max Weber alla Riforma protestante nella sua variante calvinista \u2013 \u00e8 oggi pi\u00f9 lo stesso.<\/p>\n<p>Altri aspetti della modernit\u00e0, come quello del rapporto problematico tra l\u2019autorit\u00e0 e la libert\u00e0, hanno conosciuto fasi alterne: e se, proprio in Lutero, coesiste una relativizzazione di alcune autorit\u00e0 terrene con la consapevolezza del carattere di dono della libert\u00e0, in altri contesti e in altre epoche tale consapevolezza \u00e8 in buona parte venuta meno, dando origine a un dissidio apparentemente insolubile tra autorit\u00e0 e libert\u00e0.<\/p>\n<p>Una prospettiva interessante per comprendere i complicati rapporti tra cattolicesimo e modernit\u00e0 \u00e8 poi quella della legge naturale, categoria che forse pi\u00f9 di ogni altra ha segnato il terreno di uno scontro, ma anche quello di una riconciliazione su una base comune. Uguali incertezze si registrano in tema di fedi e di religioni: nonostante tutte le profezie di sventura, fedi e religioni sono ancora molto vive, seppure in forme differenti rispetto al passato, e certo non esenti da derive di tipo individualistico e intimistico.<\/p>\n<p>Interrogarsi sulla nostra condizione post-, ultra-, tardo-moderna, a cinquecento anni dalle tesi di Lutero, significa dunque fare i conti con un paradigma culturale che ha retto il mondo \u2013 il <i>nostro<\/i> mondo \u2013 per cinquecento anni, ma che oggi sembra scricchiolare in alcune delle sue fondamenta. Qualcosa di nuovo sembra prendere forma, ma si fa ancora fatica a delinearne i tratti sostanziali. Certo \u00e8 che tutto questo merita attenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0***<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">C\u2019\u00e8 ancora un anniversario che vorremmo onorare: anniversario forse meno importante dal punto di vista dei suoi effetti sulla nostra epoca, ma per noi egualmente significativo. Ricorrono quest\u2019anno gli ottant\u2019anni dalla morte di Pavel Aleksandrovi\u010d Florenskij (1882-1937), intellettuale poliedrico e geniale, padre, marito e prete ortodosso, spirito profondo e coscienza critica del suo e del nostro tempo, morto martire in un gulag sovietico. Alla sua opera e alla sua figura spirituale e intellettuale <\/span><i style=\"line-height: 1.5em;\">Munera<\/i><span style=\"line-height: 1.5em;\"> si \u00e8 sempre voluta ispirare, riconoscendo in lui un maestro e un modello di umanit\u00e0 e di pensiero. Lo vogliamo ricordare con una sua diagnosi dell\u2019inaridimento spirituale della nostra cultura tardo-moderna, sotto la pressione di un indebito primato accordato all\u2019astrazione, la quale rinnega il concreto, e alla specializzazione, che sacrifica l\u2019intero:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Gi\u00e0 da tempo \u2013 scriveva Florenskij \u2013 forse a partire dal XVI secolo, abbiamo smesso di percepire la globalit\u00e0 della cultura come vita nostra [\u2026]. Ai singoli problemi della scienza, ai singoli concetti teoretici corrisponde l\u2019estrema specializzazione nell\u2019arte, nella tecnica e nella societ\u00e0. [\u2026] Gi\u00e0 da tempo l\u2019oggetto di un settore specialistico \u00e8 inaccessibile non solo all\u2019incolto, ma persino allo specialista del settore attiguo. S\u00ec, addirittura allo specialista dello stesso settore, una sottodisciplina pu\u00f2 apparire inaccessibile. [\u2026] La cultura \u00e8 un linguaggio che unisce l\u2019umanit\u00e0, ma non ci troviamo forse in una confusione linguistica in cui nessuno comprende l\u2019altro e tutti i discorsi servono solo ad accentuare la reciproca alienazione e a conferirle un aspetto quasi definitivo? [\u2026] L\u2019edificio della cultura \u00e8 spiritualmente inaridito.<\/span><a style=\"line-height: 1.5em;\" title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">La terapia adeguata per tale inaridimento delle sorgenti vitali e popolari della cultura, Florenskij la individuava in un&#8217;attenta considerazione dello statuto simbolico del reale, in nome delle ragioni della concretezza e dell\u2019intero:<\/span><\/p>\n<p>Per tutta la vita ho riflettuto su un solo problema, il problema del SIMBOLO. [&#8230;] Io volevo vedere l\u2019anima, ma volevo vederla incarnata. Qualcuno vorr\u00e0 chiamarlo materialismo. Non si tratta per\u00f2 di materialismo, ma della necessit\u00e0 del concreto, o simbolismo. Sono sempre stato un simbolista. Nella mia mente le cose non erano coperte da veli, anzi svelavano le loro essenze spirituali che, in assenza di quei veli, sarebbero state invisibili non per debolezza della vista umana, ma perch\u00e9 non ci sarebbe stato nulla da vedere.<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>Nella ricerca di tali ragioni, del concreto e dell\u2019intero, <i>Munera <\/i>riconosce in Florenskij un maestro e un riferimento.<\/p>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref\">[1]<\/a>\u00a0P.A. Florenskij, <i>Il valore magico della parola<\/i>, Medusa, Milano 2003, pp. 97-99.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref\">[2]<\/a>\u00a0P.A. Florenskij, <i>Ai miei figli. Memorie di giorni passati<\/i>, Mondadori, Milano 2003, p. 201.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-2017_editoriale.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/>scarica l&#8217;articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ricorrenza del quinto centenario della Riforma di Lutero (1517-2017) rappresenta un\u2019ottima occasione per fare il punto sulla qualit\u00e0 delle relazioni ecumeniche tra le Chiese cristiane: ce ne siamo occupati nel n. 1\/2017 di Munera,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2840,"menu_order":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","template":"","meta":[],"categories":[],"tags":[19,192,33,341,340,194,14],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/12239"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12239"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/12239\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":12242,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/12239\/revisions\/12242"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/2840"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12239"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12239"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12239"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}