{"id":11556,"date":"2017-02-09T10:42:27","date_gmt":"2017-02-09T09:42:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=11556"},"modified":"2017-02-09T10:42:27","modified_gmt":"2017-02-09T09:42:27","slug":"munera-12017-editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-12017-editoriale\/","title":{"rendered":"Munera 1\/2017 &#8211; Editoriale"},"content":{"rendered":"<p>Ricorre quest\u2019anno il quinto centenario della Riforma protestante. Il 31 ottobre 1517 Martin Lutero \u2013 o forse qualcuno dei suoi studenti \u2013 affisse sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg le sue famose 95 tesi sulle indulgenze: gesto a cui si fa tradizionalmente risalire l\u2019inizio della separazione da Roma.<\/p>\n<p>Lutero fu presto seguito da altri riformatori \u2013 Huldrych Zwingli, Giovanni Calvino, John Knox e in seguito molti altri \u2013 e la Riforma protestante segn\u00f2 cos\u00ec la prima grande divisione interna all\u2019Europa Occidentale.<\/p>\n<p>Lo scisma del 1054 aveva precedentemente prodotto la divisione tra Chiesa latina e Chiesa greca, segnando al contempo la nascita dell\u2019Occidente: un Occidente aristotelico e pratico rispetto a un Oriente pi\u00f9 decisamente platonico e mistico. La Riforma protestante introduceva ora una divisione al cuore stesso dell\u2019Occidente. Divisione che avrebbe prodotto una frattura non soltanto a livello ecclesiale e politico, ma anche sul piano culturale e intellettuale: l\u2019autorit\u00e0 e la tradizione, da una parte, e la libert\u00e0 e il pensiero critico, dall\u2019altra, non sarebbero pi\u00f9 riusciti a mantenere una sana tensione polare tra loro, assumendo le sembianze di due antagonisti in reciproca contraddizione. Il conflitto tra mediazione e immediatezza sarebbe da allora divenuto insanabile: in campo politico ed ecclesiale, ma anche filosofico, teologico, epistemologico, perfino economico.<\/p>\n<p>Qualcosa sta oggi cambiando, lentamente ma irreversibilmente. Tra cattolicesimo e ortodossia non esistono pi\u00f9 serie divisioni di natura teologica. I motivi di divisione sono pressoch\u00e9 essenzialmente politici e \u2013 spesso \u2013 geopolitici. Anche tra cattolicesimo e protestantesimo si respira aria nuova. La partecipazione dei massimi livelli della Chiesa di Roma alle celebrazioni del quinto centenario della Riforma \u2013 papa Francesco lo scorso 31 ottobre ha partecipato in Svezia alla celebrazione comune cattolico-luterana \u2013 esprime in maniera tangibile che qualcosa di a lungo insperato si \u00e8 prodotto: la memoria del passato non \u00e8 pi\u00f9 motivo di divisione, ma di unit\u00e0. Non si annulla ci\u00f2 che \u00e8 stato, ma lo si rilegge insieme, quale appello al cambiamento rivolto ad entrambe le parti (cfr. in questo numero di <i>Munera<\/i> l\u2019intervista a Michel Grandjean, storico protestante, e a Ottmar Fuchs, teologo cattolico).<\/p>\n<p>Sarebbe bello pensare che questo riavvicinamento tra differenze finalmente riconciliate possa produrre degli effetti anche sull\u2019Europa della politica e delle istituzioni. Le Chiese cristiane hanno tuttavia da tempo un impatto molto limitato sulle politiche del Vecchio Continente e difficilmente questo procedere verso un sempre maggiore riconoscimento e apprezzamento reciproco potr\u00e0 portare, nell\u2019immediato, a una riscoperta delle ragioni per vivere insieme sotto istituzioni e politiche comuni. Costituisce tuttavia un segno importante e ha una carica simbolica molto forte: non esistono muri che un giorno non possano crollare, incomprensioni e preclusioni che non possano svanire, egoismi e attaccamenti illusori ai propri spazi e al proprio potere che non possano venir meno.<\/p>\n<p>Nessuna delle Chiese cristiane ha oggi la forza di incidere in maniera efficace sui destini politici dell\u2019Europa e non si deve certo rimpiangere il tempo in cui questo era possibile: non solo la laicit\u00e0 delle istituzioni pubbliche \u00e8 un valore, ma essa rende un servizio importante alle stesse fedi religiose (lo insegnava gi\u00e0 Kierkegaard due secoli fa: quando tutti sono per definizione cristiani, il rischio \u00e8 che nessuno lo sia pi\u00f9 per davvero).<\/p>\n<p>Le Chiese cristiane possono oggi svolgere il ruolo di minoranze creative capaci di avviare processi di rinnovamento: se in generale la tendenza \u00e8 oggi di chiudersi nel proprio piccolo e rassicurante spazio, immunizzandosi anche solo dal contatto col diverso, le Chiese cristiane possono mostrare con coraggio che un\u2019altra via \u00e8 possibile: \u00e8 possibile aprirsi all\u2019altro, anche a quello che per secoli ha rappresentato un\u2019alterit\u00e0 irriducibile e incompatibile. Da una accettazione reciproca di differenze tra loro non uniformate o omologate, ma profondamente accettate e riconciliate, pu\u00f2 iniziare il risveglio dell\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2017-1_Munera_7-8_Editoriale.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/>per continuare a leggere scarica questo articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricorre quest\u2019anno il quinto centenario della Riforma protestante. 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