{"id":11171,"date":"2016-10-26T14:13:04","date_gmt":"2016-10-26T12:13:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=11171"},"modified":"2016-10-26T14:25:01","modified_gmt":"2016-10-26T12:25:01","slug":"munera-32016-editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-32016-editoriale\/","title":{"rendered":"Munera 3\/2016 &#8211; Editoriale"},"content":{"rendered":"<p>23 giugno 2016: la maggioranza dei cittadini britannici \u2013 dei votanti, perlomeno \u2013 si esprime a favore di un\u2019uscita del Regno Unito dall\u2019Unione Europea, dopo 43 anni di storia comune.<\/p>\n<p>Molto si \u00e8 detto e scritto sulle ragioni di questo voto e sulle sue conseguenze, che solo il tempo consentir\u00e0 di valutare in tutta la loro portata, ma che certamente non saranno di poco conto.<\/p>\n<p>Si tratta tuttavia di una vicenda che pu\u00f2 ancora avere uno sviluppo positivo. A condizione per\u00f2 di un netto cambio di prospettiva. Quale? Una singolare coincidenza, passata perlopi\u00f9 sotto silenzio, ne esprime bene l\u2019essenziale.<\/p>\n<p>Il 22 giugno, vigilia del referendum, si celebra la memoria di san Tommaso Moro: quel Thomas More autore de <i>L\u2019utopia<\/i> \u2013 di cui quest\u2019anno ricorre il quinto centenario della pubblicazione \u2013 che pag\u00f2 con la vita i suoi sforzi per evitare che Londra si separasse da Roma, frantumando cos\u00ec l\u2019Europa cristiana.<\/p>\n<p>\u00c8 precisamente l\u2019utopia che finora \u00e8 mancata, ovvero la capacit\u00e0 di prendere sul serio non soltanto la dimensione dello spazio, ma anche \u2013 e soprattutto \u2013 la dimensione del tempo. Troppo a lungo in Europa ci si \u00e8 limitati a pensare le questioni in termini esclusivamente spaziali: in termini di sfere di influenza, di margini di sovranit\u00e0, di territori da difendere, di libert\u00e0 da preservare (e mai da coltivare). Concentrati esclusivamente sulla difesa dello spazio, si \u00e8 trascurata la cura del tempo. Ovvero una cura della memoria e del futuro.<\/p>\n<p>La questione pi\u00f9 importante \u00e8 cos\u00ec rimasta senza risposta: vogliamo o meno immaginare un destino comune, di prosperit\u00e0 umana e di pace per tutti? Rimossa tale questione, tutto il resto perde di significato. Non ha senso chiedersi se <i>oggi<\/i> convenga ancora stare insieme se prima non si \u00e8 messo in chiaro se si intende avere una <i>storia<\/i> e un <i>futuro<\/i> comuni, con una decisione che non pu\u00f2 essere presa una volta per tutte, ma richiede di essere continuamente ripresa.<\/p>\n<p>La crisi dei migranti \u2013 che un ruolo di primo piano ha giocato nell\u2019esito del referendum, grazie a media e politici tutt\u2019altro che disinteressati \u2013 \u00e8 in questo emblematica: la si \u00e8 finora affrontata in termini semplicemente spaziali. Si impedisce alle persone di attraversare gli spazi, di varcare le soglie e le frontiere, rimuovendo costantemente la questione del tempo.<\/p>\n<p>Pensare al proprio destino senza preoccuparsi di quello altrui costituisce per\u00f2 un\u2019illusione destinata a produrre effetti esplosivi: o ci si salva tutti insieme o tutti insieme si affonda. Non c\u2019\u00e8 strumento giuridico o economico che possa preservarci dalle conseguenze di una mancata presa in carico di un tempo condiviso, fatto di memoria e di futuro per tutti. Accade cos\u00ec che un numero, tutto sommato quantitativamente limitato, di persone inermi e indifese in cerca di un avvenire migliore abbia potuto mettere in ginocchio un titano grande e potente come l\u2019Europa. Un\u2019Europa che, impaurita, ha smesso di sognare e di immaginare, preferendo ai non luoghi dell\u2019utopia e del sogno i territori del possesso e dello status quo.<\/p>\n<p>Occorre ritornare a sognare l\u2019Europa quale utopia possibile, a partire da un ascolto di chi oggi ha meno voce in capitolo: le generazioni pi\u00f9 giovani, le donne e gli uomini di pace, i lavoratori e le lavoratrici (ivi compresi quegli imprenditori che hanno continuato a credere nel lavoro, respingendo il luccichio seducente e illusorio della finanza facile), e finanche le religioni e le loro elaborazioni teologiche (cfr. in proposito l\u2019articolo di Marie-Jo Thiel in questo numero di <i>Munera<\/i>).<\/p>\n<p><i>Munera<\/i> \u00e8 nata, ormai un lustro fa, come rivista <i>europea<\/i> di cultura, nella convinzione che l\u2019Europa non sia una semplice denominazione geografica o una societ\u00e0 per fare profitti. L\u2019Europa \u00e8 invece l\u2019utopia possibile di un umanesimo che diventa civilt\u00e0 e che d\u00e0 vita a un sistema giuridico, economico e sociale giusto, che promuove la pienezza della vita umana al suo interno e si impone come un faro per il resto del mondo. Possiamo davvero pensare di farne a meno?<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/2016-3_Munera_07-08_Editoriale.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/>per continuare a leggere scarica questo articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>23 giugno 2016: la maggioranza dei cittadini britannici \u2013 dei votanti, perlomeno \u2013 si esprime a favore di un\u2019uscita del Regno Unito dall\u2019Unione Europea, dopo 43 anni di storia comune. 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