{"id":10611,"date":"2016-05-12T12:04:48","date_gmt":"2016-05-12T10:04:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?page_id=10611"},"modified":"2016-06-01T12:51:03","modified_gmt":"2016-06-01T10:51:03","slug":"munera-22016-editoriale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-22016-editoriale\/","title":{"rendered":"Munera 2\/2016 &#8211; Editoriale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/il-tricolore-la-bandiera-italiana.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-10746\" alt=\"il-tricolore-la-bandiera-italiana\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/il-tricolore-la-bandiera-italiana.jpg\" width=\"610\" height=\"376\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/il-tricolore-la-bandiera-italiana.jpg 610w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/il-tricolore-la-bandiera-italiana-300x184.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 610px) 100vw, 610px\" \/><\/a>2 giugno 1946: l\u2019Italia sceglie di diventare una repubblica. E lo sceglie, per la prima volta nella sua storia, con un referendum a suffragio universale.<\/p>\n<p>La Repubblica Italiana compie dunque settant\u2019anni. Un\u2019et\u00e0 importante nel contesto di una vita individuale \u2013 \u201cgli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i pi\u00f9 robusti\u201d, insegna la sapienza biblica \u2013 che tuttavia, nella vita delle istituzioni politiche, corrisponde a malapena a un primo, timido, ingresso nell\u2019et\u00e0 adulta.<\/p>\n<p>Nel celebrare la ricorrenza occorrerebbe dunque domandarsi quale sia il grado di maturit\u00e0 politica di questa Italia repubblicana. Gli ultimi anni, segnati da una devastante crisi economica, potrebbero averla fatta maturare. Finita l\u2019ubriacatura di sogni e di luci accesi ad arte dagli illusionisti della politica e della comunicazione pubblica, l\u2019Italia potrebbe essersi riscoperta pi\u00f9 fragile di quanto non immaginasse. Potrebbe aver scoperto di aver guardato nella direzione sbagliata per molto, troppo, tempo. Mentre altri Paesi si sono concentrati sul proprio futuro e sui propr\u00ee destini, l\u2019Italia si \u00e8 dissolta negli egoismi \u2013 corporativistici o generazionali \u2013 che sempre accompagnano le fasi concitate dell\u2019affondamento della barca: quando ormai tutto va male, ciascuno cerca di mettere in salvo la propria pelle, a scapito dell\u2019insieme. Il Paese \u00e8 allo stremo, soffocato da politiche clientelari spudorate, da una corruzione dilagante (approfondita in questo numero dal criminologo Gabrio Forti), da una criminalit\u00e0 organizzata infiltratasi nell\u2019economia anche del ricco Nord produttivo, da interessi miopi che valorizzano le rendite di posizione rispetto al lavoro e all\u2019investimento creativo, da una concentrazione del potere dell\u2019informazione nelle mani di pochissimi (le due recenti fusioni tra i due pi\u00f9 grossi gruppi editoriali del Paese e tra due importanti quotidiani rappresentano segnali estremamente preoccupanti in questo senso). La crisi economica ha fatto il resto, legittimando e giustificando un processo di concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochissimi. L\u2019Italia \u00e8 una repubblica fondata sul lavoro \u2013 secondo la formula della nostra Carta costituzionale, frutto di un compromesso alto e creativo tra le varie anime del Paese \u2013 che, per aver dimenticato questo suo fondamento, sta oggi sprofondando nel baratro. Il lavoro c\u2019\u00e8, com\u2019\u00e8 normale che sia, ma non \u00e8 retribuito: la precariet\u00e0 si allunga, le paghe rimangono irrisorie, le generazioni si bruciano. Nel frattempo lo Stato sociale perde pezzi importanti. Il crollo della natalit\u00e0 e la ripresa dell\u2019emigrazione, anche estremamente qualificata, rappresentano una delle conseguenze pi\u00f9 preoccupanti di una condizione di estremo disagio che non ha eguali in altri paesi avanzati.<\/p>\n<p>Rispetto a un quadro cos\u00ec complesso occorre dunque domandarsi, con grande onest\u00e0, se l\u2019Italia repubblicana, ormai settantenne, abbia finalmente raggiunto l\u2019et\u00e0 del giudizio. Se abbia finalmente compreso che non \u00e8 pi\u00f9 tempo di seguire gli incantatori e i venditori di sogni e di illusioni, e che \u00e8 invece tempo di riportare al centro il lavoro. Le bacchette magiche non esistono, le strade facili portano alla perdizione. La maturit\u00e0 dell\u2019et\u00e0 deve portare con s\u00e9 la responsabilit\u00e0 di un\u2019intera comunit\u00e0 e di ciascuno dei suoi membri. L\u2019Italia si \u00e8 costruita sul faticoso lavoro della generazione dei nostri padri: quel lavoro deve oggi essere ripreso, con senso civico e spirito di sacrificio. L\u2019alternativa \u00e8 la catastrofe. Certo, non mancano segni di speranza, rappresentati da quei moltissimi italiani che, spesso anche in condizioni difficili, lavorano onestamente e appassionatamente, prendendosi cura degli altri in molti modi, con pazienza e tenacia, e tessono quei legami buoni che di fatto tengono in piedi il nostro Paese. A partire da quei segni di speranza occorre dunque riprendere il cammino di un\u2019intera comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Un\u2019altra domanda andrebbe inoltre posta. Settant\u2019anni fa, per la prima volta, le donne italiane hanno potuto esprimersi sul futuro del loro Paese: il referendum del 2 giugno 1946 le ha viste per la prima volta protagoniste della scena pubblica. Non sappiamo se l\u2019Italia sarebbe oggi repubblicana se le donne non avessero votato, ma questa \u00e8 una domanda che interessa soprattutto gli storici. Quel che \u00e8 importante sapere oggi \u00e8 quale sia lo stato di salute della parit\u00e0 tra i sessi nel nostro Paese. I dati non sono affatto confortanti: le donne faticano a raggiungere posizioni apicali nella societ\u00e0, mentre la retribuzione loro accordata rimane mediamente inferiore rispetto a quella dei loro colleghi uomini. Le grandi conquiste degli ultimi cinquant\u2019anni, che hanno portato a una innegabile emancipazione delle donne in tanti ambiti della vita sociale, non hanno portato a una pari ridefinizione della figura maschile: il maschio oggi \u00e8 in crisi, privo di una identit\u00e0 certa e di un ruolo sociale chiaro, nel lavoro come nella famiglia e negli affetti. La violenza sulle donne, ancora oggi cos\u00ec diffusa, trova certamente qui una delle sue spiegazioni possibili: in un rapporto tra i sessi divenuto problematico, in un\u2019assenza di modelli positivi che possano sostituire i modelli, oggi non pi\u00f9 praticabili, del passato patriarcale. Al tema della condizione femminile, in Italia e nel mondo, questo numero di <i>Munera<\/i> dedica un intero dossier, che attraverso analisi teoriche ed empiriche, aiuti a fare il punto su una delle grandi sfide del nostro tempo.<\/p>\n<p>Settant\u2019anni di repubblica ci spingano a tracciare un bilancio onesto del punto in cui siamo, ci facciano maturare giudizio e ci spingano a immaginare \u2013 a partire dall\u2019Italia \u2013 un mondo diverso: pi\u00f9 giusto per tutti, donne e uomini di oggi e di domani.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Editoriale.pdf\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter\" alt=\"Scarica l'articolo gratuitamente\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ico_acquista_abbdigitale.jpg\" width=\"54\" height=\"54\" \/>per continuare a leggere scarica questo articolo gratuitamente<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>2 giugno 1946: l\u2019Italia sceglie di diventare una repubblica. 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