Abstract
Papa Francesco ha aiutato la Chiesa a compiere quel “discernimento dei segni dei tempi” che il Concilio Vaticano II aveva indicato nella Gaudium et Spes (nn. 4,11 e 44) come un “dovere permanente”. Nella Evangelii Gaudium (nn. 50 e 51) il Papa, quasi in modo programmatico, così scriveva: “Esorto tutte le comunità ad avere una sempre vigile capacità di studiare i segni dei tempi. Si tratta di una responsabilità grave, giacché alcune realtà del presente, se non trovano buone soluzioni, possono innescare processi di disumanizzazione da cui poi è difficile tornare indietro. È opportuno chiarire ciò che può essere un frutto del Regno e anche ciò che nuoce al progetto di Dio”.
Il testo conciliare più vicino a questo sembra essere Gaudium et Spes 11: “Il popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore che riempie l’universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell’uomo, orientando così lo Spirito verso soluzioni pienamente umane”.
Come è noto il Concilio ha accolto diverse concezioni dei “segni dei tempi”, senza approfondirle, ma il passaggio di Gaudium et Spes 11 è forse quello con il significato teologico più profondo.
