Ultima puntata nel dialogo con De Giorgi


firmaFrancis

 

Con una ulteriore risposta di F. De Giorgi (http://www.viandanti.org/wp-content/uploads/2016/06/11_De-Giorgi_Ultima-puntata.pdf) si chiude, almeno per ora, il dialogo (o trialogo) tra Valli, De Giorgi e chi scrive. Una buona occasione di scambio e di chiarimento reciproco. Riproduco qui sotto l’”ultima puntata”

 

ULTIMA PUNTATA IN ATTESA DI UN CONFRONTO SULLA QUESTIONE PEDAGOGICA

23 giugno 2016

L’amico Grillo mi fa il dono (cioè prende l’iniziativa di perdere un po’ l’iniziativa, dialogando e confrontandosi con me) della sua riflessione. Di ciò lo ringrazio di cuore. Potrebbe sembrare strano e forse anche paradossale: io condivido tutto quello che mi scrive e mi contesta. Tuttavia traggo conclusioni parzialmente diverse dalle sue.

Una dialettica virtuosa

Mi piace la dialettica che egli intravede tra Integralità (la sua) e Apologetica (la mia). Mi ricorda la discussione tra Lazzati e Bontadini sull’idea di Università Cattolica, che – fino ad un decennio fa – mi ha direttamente interessato: e il mio orientamento era più in senso bontadiniano (d’altra parte Apologetica va intesa anche nel significato assegnatole da Rosmini e, in conclusione, come un ‘dare ragione della speranza cristiana che è in noi’ soprattutto rispetto alle culture moderne). Mi piace pure questa prospettiva di considerare la necessaria compresenza di Integralità e Apologetica, in tensione polare: tensione già feconda se aperta al reciproco confronto critico, senza necessariamente ricercare una sintesi superiore, dove qualcosa dell’una o dell’altra andrebbe perduto. Tutto questo mi piace: lo condivido. Anche se non è propriamente l’ambito della mia riflessione. Si tratta infatti di una lettura – da teologo – sul senso della nostra discussione. Va benissimo, allora. Aggiungo solo (ed ecco la mia conclusione parzialmente diversa) che non avevo intenti apologetici, ma cercavo di spiegare (forse non riuscendoci pienamente) non il senso ‘teologico’ bensì il senso ‘metodologico’ delle mie considerazioni: a partire perciò dal metodo storico, rigoroso e improntato ad uno storicismo personalista.

I processi storici generali

Certamente – l’ho detto fin dall’inizio di questa discussione – Benedetto XVI e Francesco sono diversi: lo sono dalla testa ai piedi, anzi… alle scarpe. Non è questo che discutevo. Né intendo presentare Benedetto come ‘precursore’ di Francesco (la stessa categoria di ‘precursore’ non mi appartiene, non rientra in un orizzonte storico e comunque va maneggiata con cura). Né intendo Francesco come “semplice successore” cioè mero continuatore senza novità. Al contrario, vedo benissimo diversità e innovazioni. Quello che intendevo – ma infine non è necessario ribadirlo più di tanto – è che lo storico deve considerare sia la ‘coscienza riflessa’ degli attori storici (per esempio la visione di Ratzinger che ha Bergoglio) sia i più ampi e generali processi storici che prescindono da tale coscienza riflessa e, in gran parte, dalle stesse dinamiche interne della storia della Chiesa: sono tali processi storici generali (sul piano sociale, culturale, etico-politico, civile, perfino economico e, certo anche, religioso) che segnano le periodizzazioni che contano, le svolte, le cesure.

Una discussione anticipata?

Mi pare allora di poter concludere questa fruttuosa (almeno per me) discussione, evidenziando due punti: 1. Nel pontificato di Benedetto XVI ci sono i ‘fatti’ che indico io e ci sono quelli che indica Grillo e c’è molto altro ancora. Per cui, in fondo, esprimere una valutazione non superficiale di tale pontificato equivale a scriverne la storia. Naturalmente non con l’ingenua (o ideologica) assunzione che vi sia un’unica storia possibile; non con il positivismo metodologico di chi pensa che esista una oggettività storica assoluta: c’è il rigore della ricerca, ma c’è pure sempre un’ineliminabile dimensione ermeneutica (comunque soggettiva). 2. Anche in questo senso, la discussione tra me e Grillo ha fatto forse emergere un carattere ‘anceps’ del pontificato o dell’interpretazione del pontificato di Benedetto XVI. Chissà, forse abbiamo anticipato le discussioni e le alternative interpretative che si porranno – mettiamo – tra trent’anni nelle discussioni tra gli storici.

La questione pedagogica

Non posso però mettere punto senza considerare la forte e decisiva conclusione di quest’ultimo intervento di Grillo, quando giustamente egli mette sull’avviso circa il rischio di fornire alibi alle forme riduttive con cui si cerca di sminuire l’opera riformatrice di papa Francesco. Egli pone, allora, una questione di fondo che mi colpisce e mi sollecita (anche come storico della pedagogia e dell’educazione, quale sono): la questione cioè di una “pedagogia della fede e della coscienza”. Anche Aldo Maria Valli, nello scritto che ha occasionato la risposta di Grillo, poneva la questione educativa. Entrambi, dunque, meritano una risposta non elusiva: prometto di concentrarmi su questo aspetto (e intanto li invito a fare altrettanto).

Fulvio De Giorgi

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