Munera 2/2019 – Emanuele Bordello >> Accogliere il mistero dell’altro e di sé. Al di là di egoismo e altruismo

Munera 2/2019 – Emanuele Bordello >> Accogliere il mistero dell’altro e di sé. Al di là di egoismo e altruismo

Cresciuto in un ambiente cattolico, con tanto di scuola elementare dalle suore e catechismo in parrocchia, quand’ero bambino mi sembrava che “egoismo” fosse la cosa più brutta del mondo e “altruismo” il necessario esito di un “buon cristiano”. Forse non era del tutto falso. In ogni caso, in un’epoca in cui basta aprire i giornali per essere sommersi ogni giorno da una valanga di notizie che testimoniano la drammatica eliminazione – reale o metaforica – del prossimo e la brutale soddisfazione dei propri istinti più immediati, tutto sommato, sono contento di aver ricevuto un simile insegnamento fin dalla mia prima infanzia.

Eppure, in tale opposizione così drastica tra egoismo “cattivo” e altruismo “buono” c’è, mi pare, qualcosa che non funziona. Si scorge all’opera una logica binaria, bianco/nero, indiani/cowboys, che può produrre molti danni quando la si applichi a due gruppi distinti di persone – ma non solo. Papa Francesco non cessa di ricordarlo, quando invita i cristiani a farsi carico in maniera più seria della realtà con tutta la sua ricchezza di sfumature e il suo peso di opacità.  Secondo questa implacabile logica dicotomica, applicata all’universo morale-religioso, tutto ciò che rinvia a sé stesso sarebbe nefasto, tutto ciò che espone all’altro sarebbe entusiasmante.

Per smontare questa logica manichea sarebbe sufficiente, a ben vedere, un’istruttiva immersione nella realtà. Essa ci mostrerebbe come spesso, in nome della bontà altruistica, si compiono pratiche del tutto autoreferenziali – certe opere di “beneficienza” – o per mostrarci come a volte, in nome del rifiuto dell’egoismo, si finisce per adottare la “tecnica dello struzzo”: nascondere la testa sotto la sabbia, per non vedere che bisogna prendersi cura anche di sé e che nessuna fuga attivistica, per quanto generosa, può sostituire un necessario lavoro sulla propria esperienza.

Tentiamo però – rinviando alla libertà di ciascuno questa salutare escursione nel reale – un breve itinerario di riflessione per mostrare alcune sfumature che, a mio avviso, potrebbe essere utile apportare alla dicotomia da cui siamo partiti.

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