Missionari in Kenya: un gruppo di amici, tutti matti!

 

Bimbi in fila per la caramella

Bimbi in fila per la caramella

Sono tornata da qualche giorno dal Kenya dove, con la mia famiglia, ho partecipato ad un viaggio organizzato dai Missionari della Consolata di Torino. Sintetizzare quello che abbiamo visto e provato non è cosa semplice. La natura (meravigliosa, rigogliosa, generosa), la vita (pulsante, semplice, confusa). Ma fra tutto, mi hanno colpito molto i missionari, un gruppo di “vecchi amici”, pochi, in là con gli anni, affettuosi fra di loro e con gli altri, e ….matti, completamente matti! Sempre sorridenti, positivi, sereni, certi della mèta, impegnati, concreti, allegri. In un contesto difficile, fatto di povertà, malattia, di usi e costumi tanto diversi, e di inquinamento.

Ricordo primo fra tutti l’organizzatore, Padre Adolfo De Col, di origini bellunesi, che ormai da 24 anni organizza questo viaggio, instancabilmente. Pare che questo sia l’ultimo; anche lui, alla soglia dei 90 anni, deve ora cedere il passo! Peraltro, non sono molto convinta che riuscirà a rimanere a Torino. Scommetto che già pensa a come riportare ai suoi amici rimasti in Kenya i proventi che otterrà nei mercatini che farà con gli oggetti comperati nelle scorse settimane! Ore di viaggio sullo sterrato, davvero impegnative, che hanno messo alla prova la resistenza di giovani ed autisti, non lo hanno mai affranto; non lo abbiamo mai sentito lamentarsi. Ed era pure affettuoso, simpatico, attento ad usare parole o espressioni utili per mantenere l’attenzione, la cordialità e l’entusiasmo nel gruppo. Anche questo è Missione.

Arrivati a Nairobi, abbiamo incontrato Padre Gerardo Martinelli – anche lui, come me, originario di Rovereto come si capisce subito dai tratti somatici e dai modi tipici delle nostre parti – che con grande semplicità e cordialità ci ha parlato della situazione politica e sociale del paese, ora in forte crescita economica, con grandi potenzialità, ricco non solo di materie prime, ma soprattutto di giovani. In Kenya da molti anni, padre Martinelli ha avuto modo di conoscere vari  esponenti politici locali, fra cui la famiglia dell’attuale Governatore della Banca Centrale, Patrick Njoroge. Dopo aver lavorato per il FMI, Njoroge è Governatore dal 2015, ma grande risonanza anche a livello internazionale ha avuto il fatto che appartiene all’Opus Dei. Con grande ilarità – cioè con la leggerezza di chi è distaccato – Padre Martinelli ci ha raccontato infatti di una intervista della BBC a Njoroge (si veda sul sito dell’emittente, “Patrick Njoroge: Kenyan bank boss who doesn’t want luxury house”), per dirci dell’”incomunicabilità” fra il mondo del “servizio” e quello del profitto, due mondi che fanno fatica a capirsi: come può un Governatore lasciare tutto il suo stipendio all’Opera a cui appartiene, come lo stesso Njoroge ha dichiarato? “Matto” anche lui!

A Nairobi abbiamo conosciuto anche Padre Lorenzo Cometto, originario di Cuneo, che gestisce la Familia ya Ufariji (Casa della misericordia) un centro per bambini abbandonati e ragazzi di strada, anche lui da tanti anni in Kenya (davvero tanti poiché non trovava le parole in italiano e ci parlava in inglese). Nel suo centro i ragazzi possono contare non solo su un posto per dormire, attenzioni e cibo, ma ottengono anche istruzione scolastica ed imparano un mestiere (falegnameria, carpenteria, vetreria..), sul modello salesiano. Padre Lorenzo va ben oltre: non insegna solo la manualità, ma trasmette ai suoi ragazzi il senso del bello e coltiva in loro l’arte, il linguaggio della bellezza. Con grande orgoglio ci ha parlato di un alunno, di cui purtroppo non ho colto il nome, che è stato il miglior studente del paese ed ora studia in America.

Nelle zone più interne del paese, a Wamba, abbiamo conosciuto Suor Giovanna Pia Borra, altra persona carismatica, affabile, sorridente, che con grande semplicità e serenità ci ha sintetizzato la sua storia, iniziata tanti anni fa in una baracca poco lontano, con la compagnia dei topi sulle travi del tettuccio, fino alla costruzione dell’ospedale che oggi gestisce e che ospita centinaia di persone con diverse patologie. Vari sono gli episodi toccanti che ci ha raccontato con il sorriso e l’umiltà di chi cerca di realizzare un compito, al meglio, per amore, senza chiedere un compenso.

Voglio ricordare anche l’orso di Mukululu, o Mukiri (il silenzioso) come lo chiama la gente del posto, Fratel Peppino Argese, originario di Martina Franca, che è riuscito a costruire -  o meglio a far costruire, come ci tiene a sottolineare, insieme a molti altri – una diga  che raccoglie l’acqua della foresta pluviale cioè dalla rugiada, con un sistema di cunicoli sotterranei, canali ed invasi, costruiti tutti a mano, senza essere ingegnere! Non abbiamo potuto parlare molto con lui a causa delle sue difficili condizioni fisiche, ma quel poco che abbiamo trascorso insieme ci è bastato per coglierne la scorza, la tenacia, la forza che gli hanno consentito di costruire opere idrauliche che danno l’acqua a 250.000 persone e molte chiese. Quella forza con cui segue sempre, anche da lontano le vicende del nostro paese, dicendo con dispiacere che vede l’Italia un paese “sfasciato”.

Abbiamo conosciuto altri missionari – e mi scuso con loro per non poterli citare tutti – anche giovani e di colore, che sono chiamati a portare avanti le opere iniziate dai padri. Ma abbiamo conosciuto anche laici, che lavorano, da soli o in famiglia, in pensione o durante le vacanze, e che offrono la loro umanità e la loro professionalità. Ma tanto rimane ancora da fare e ampi sono gli spazi per chi vuole collaborare.

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