Amoris Laetitia: recezione, resistenze e questioni aperte in un nuovo libro


 

20170609_122537

 

Nel prossimi giorni uscirà, per i tipi di Cittadella Editrice, un volume in cui raccolgo una serie di interventi sulla recezione, sulle resistenze e sulle questioni aperte di Amoris Laetitia  in questo primo anno di vigenza. Qui di seguito anticipo la Introduzione al testo. Come nel caso del volume precedente (“Le cose nuove di Amoris Laetitia” per lo stesso editore, 2016) la copertina è il frutto della creatività di Luca Palazzi, presbitero della diocesi di Modena. Una bella rappresentazione della “Chiesa in uscita”, che vuole accompagnare, discernere e integrare.

 

Introduzione

 

“A nessuno dovrebbe sfuggire ciò che esso [il formalismo] ha d’impuro: l’indifferenza verso la verità nella vita dei coniugi. Tutto si risolve nell’autorità della legge. Ma in realtà il matrimonio non ha mai la sua giustificazione nel diritto e cioè come istituzione, ma solo come l’espressione della permanenza dell’amore” (W. Benjamin, Le affinità elettive)

 

“La società moderna si distingue dalle precedenti formazioni sociali per un duplice incremento: una maggiore possibilità di relazioni impersonali e relazioni personali più intense” (N. Luhmann, Amore come passione)

 

 

Da poco più di un anno Amoris Laetitia – l’Esortazione Apostolica frutto di due assemblee del Sinodo dei Vescovi, sotto la guida illuminata di papa Francesco – suscita interesse e dibattito, muove iniziative, determina maturazioni, apre percorsi, sollecita recezioni. Proprio questa dote del documento è anche il suo fianco scoperto: non volendo essere autoreferenziale, non può essere autosufficiente. Un magistero che pretendesse di concentrare in sé tutta la autorità, non avrebbe bisogno se non di obbedienza. Un magistero che invece riconosce altre autorità, si espone all’altro, esce dalla autoreferenzialità, ed esige necessariamente una adeguata recezione. Deve anche maturare in sé – e far maturare fuori di sé – uno “sguardo adeguato”, perché non si scandalizzi della “meravigliosa complessità” che il mondo manifesta e che deriva da un approccio spregiudicato e sciolto con la realtà. E’ proprio il Crocifisso a “complicare meravigliosamente” la realtà. Per questo vorrei mettere in luce tre punti-chiave di questo processo di “assunzione di autorità”, che passa attraverso il processo di recezione, le inevitabili resistenze e la messa a punto di specifiche questioni di carattere teologico-pastorale e canonico-morale. Il progetto della Esortazione è quello di muoversi sulle orme del Concilio Vaticano II e di provvedere ad una grande riconciliazione con la tradizione ecclesiale in un dialogo serio ed esigente con la società aperta, della quale propone un “atto di riconoscimento critico”. Tale progetto impegna l’intera Chiesa e riguarda non solo la “pastorale familiare”, ma l’azione pastorale tout-court. Ed è, come ho detto, progetto di “riconciliazione” e di “riconoscimento”, attuato mediante una accurata “traduzione della tradizione”. Vorrei propormi di illustrare questo evento mediante 4 passaggi: dopo una iniziale “ouverture”, che tratta il testo di AL come un grande “pranzo nuziale”, analizzerò in sequenza la “recezione del testo”, le “resistenze al testo” e le “questioni aperte dal testo”.

Savona 22 maggio 2017