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Prefazione di Romano Penna.
Isbn: 9788830811713
Pagine: 116
Collana: Commenti e studi biblici
Pagine: 116
Collana: Commenti e studi biblici
Se nell’immaginario comune Gesù condivise il pasto dell’ultima cena con i discepoli, un’analisi accurata dei racconti dei quattro Vangeli lascerebbe intendere che, con tutta probabilità, Gesù si astenne dal mangiare quella stessa sera. Perché? E che senso poteva avere il suo digiuno? Il saggio di Silvio Barbaglia apre orizzonti nuovi su un tema tanto studiato quanto avvolto dal mistero. A partire da un conflitto di datazione apparentemente insanabile: fu una cena pasquale oppure – seguendo la cronologia giovannea – si tenne la sera precedente? L’autore prende posizione sostenendo l’infondatezza del conflitto tra la datazione sinottica e quella giovannea: un «atto di lettura canonico» conduce a un accordo pieno tra i quattro Vangeli e l’ultima cena di Gesù diventa una «cena di digiuno», nella sera di Pasqua, per stare in mezzo ai suoi discepoli come «colui che serve».
Informazioni sull'autore
Silvio Barbaglia ha ottenuto il baccalaureato in Teologia allo Studio Teologico “San Gaudenzio” in Novara e la licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico in Roma. Sacerdote per la Diocesi di Novara dal 1988, insegna Introduzione all’Antico e al Nuovo Testamento ed Esegesi di Antico e di Nuovo Testamento allo Studio Teologico “San Gaudenzio” di Novara (affiliato alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano) e all’Istituto Superiore di Scienze religiose di Novara.
Informazioni sull'autore
Silvio Barbaglia ha ottenuto il baccalaureato in Teologia allo Studio Teologico “San Gaudenzio” in Novara e la licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico in Roma. Sacerdote per la Diocesi di Novara dal 1988, insegna Introduzione all’Antico e al Nuovo Testamento ed Esegesi di Antico e di Nuovo Testamento allo Studio Teologico “San Gaudenzio” di Novara (affiliato alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano) e all’Istituto Superiore di Scienze religiose di Novara.










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